Comprare obbligazioni per eliminare il rischio è come chiudere a chiave la porta di casa lasciando le finestre spalancate.
Il mantra del "non voglio rischiare nulla, quindi metto tutto in titoli di Stato" è il classico dei classici, un rifugio psicologico che ci fa dormire tranquilli la notte, ma che spesso nasconde insidie silenziose proprio sotto il cuscino.
Dobbiamo essere onesti con noi stessi: la sicurezza totale non è di questo mondo, e meno che mai di quello finanziario.
Quando approcciamo i nostri risparmi con il timore di perdere anche solo un euro, tendiamo a rifugiarci nei titoli di Stato convinti che siano una sorta di salvadanaio blindato.
In realtà stiamo semplicemente cambiando il nome al rischio, non eliminandolo.
Esistono due pericoli principali che spesso ignoriamo per eccesso di fiducia o per mancanza di approfondimento.
Il primo è quello che tutti conosciamo, almeno superficialmente: il rischio dell'emittente.
È la logica del prestito. Se presto cento euro a un amico storico con un lavoro solido, sono quasi certo di riaverli. Se li presto a un conoscente che cambia lavoro ogni mese e ha debiti ovunque, pretenderò un interesse altissimo per il disturbo.
Più l’emittente è traballante, più il rendimento sale, ma aumenta anche la possibilità che quei soldi non tornino mai a casa.
Certo, chi investe in titoli con rating "Tripla A" pensa di essere in una botte di ferro. Ed è vero che, statisticamente, le probabilità di insolvenza sono minime. Tuttavia, in finanza quel "dovrebbe" non diventa mai un "certamente".
Anche i giganti possono vacillare e la storia ci insegna che nessun impero è eterno.
Affidarsi ciecamente a un rating significa delegare la nostra consapevolezza a un’agenzia che, per quanto autorevole, non ha la palla di vetro. Basti pensare ai rating massimi assegnati ai mutui subprime nel 2008: sappiamo tutti com’è finita quella storia…
Allora, se l'emittente è solido, il problema scompare?
Sulla carta sembra di sì, ma c'è un secondo rischio, molto più subdolo, che emerge quando abbiamo bisogno di liquidità prima del previsto.
Immaginate di aver comprato un’obbligazione che scade tra dieci anni per assicurarvi una cedola costante. Tutto procede secondo i piani, finché la vita non decide di presentarvi il conto: una ristrutturazione improvvisa della casa, una spesa medica o un’opportunità irrinunciabile.
Decidete quindi di riscattare l'obbligazione prima della sua scadenza naturale. Ma il prezzo di un titolo sul mercato non rimane mai costante.
Se in quel momento i tassi di interesse del mercato sono saliti, il prezzo della vostra obbligazione sarà inevitabilmente sceso.
Vi troverete davanti a un bivio doloroso: vendere in perdita per recuperare il contante subito o stringere i denti e portare il titolo a scadenza tra anni, rinunciando però a quei soldi che vi servivano oggi.
È un po' come avere una bellissima villa d'epoca che vale milioni, ma non avere un euro nel portafoglio per fare la spesa. La ricchezza c'è, ma non è disponibile quando serve, o lo è solo a un prezzo molto salato. Non è una teoria astratta, è quello che succede ogni giorno a chi non pianifica la propria riserva di liquidità.
Un esempio lampante è stato quello della Silicon Valley Bank nel 2023.
La banca ricevette molti depositi durante la pandemia e decise di investirli in obbligazioni a lungo termine, ritenute sicure. Quando la FED alzò i tassi, quei titoli persero valore. Quando i clienti corsero a prelevare, la banca fu costretta a vendere in perdita e, non riuscendo a coprire tutti fallì.
Questo non serve a spaventarvi o a farvi fuggire verso il materasso, ma a riportarvi alla realtà con estrema trasparenza.
NON ESISTE RENDIMENTO SENZA RISCHIO.
È una legge di natura, quasi poetica nella sua equità: per ottenere qualcosa, bisogna sempre mettere in gioco qualcos'altro. La sicurezza al cento per cento è un’illusione per i venditori di fumo.
Spesso vedo investitori che passano ore a studiare quale azione comprare, centellinando ogni centesimo per paura della volatilità del mercato azionario.
Poi, paradossalmente, investono cifre enormi in obbligazioni con un menefreghismo totale, convinti che lì non serva attenzione.
È un errore di valutazione umano, dettato dalla nostra percezione distorta del pericolo. L’obbligazione non è un investimento "passivo" o privo di manutenzione; richiede la stessa cura e la stessa strategia di qualsiasi altro strumento finanziario.
Dobbiamo imparare a guardare ai nostri investimenti con occhi nuovi, accettando la vulnerabilità come parte integrante del viaggio verso i nostri obiettivi.
La vera professionalità non sta nel promettervi che non perderete mai, ma nell'aiutarvi a capire quali pesi il vostro cuore può reggere.
Solo così il patrimonio diventa uno strumento di libertà e non una fonte di ansia.